Nov
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Posted on 10-11-2007
Filed Under (Open Document Format) by italovignoli on 10-11-2007

Nelle ultime settimane, sono stati pubblicati alcuni articoli in cui The Open Document Foundation, Inc., un’organizzazione non profit di diritto statunitense nata per iniziativa di alcuni individui per promuovere delle modifiche allo standard ISO/IEC 26300 Open Document Format, viene confusa con la ODF Alliance, l’organizzazione che raccoglie tutti gli enti e le aziende (la lista completa è sul sito) che promuovono e sostengono l’adozione dello standard, e che collabora con l’OASIS all’evoluzione dello standard stesso.

Il fatto che The Open Document Foundation, Inc. abbia abbandonato l’ODF a favore di un altro formato sviluppato dal W3C non ha nessun tipo di impatto né sullo stato dell’ODF né sulla sua evoluzione: il formato standard ISO/IEC 26300 gode di eccellente salute ed è riconosciuto e adottato da un numero sempre più ampio di Paesi in tutti i continenti.

Tutte le informazioni relative all’ODF si trovano sul sito dell’ODF Alliance, mentre i più curiosi possono trovare qualche informazione in più su The Open Document Foundation, Inc. e alcuni dei suoi membri principali nei post di Rob Weir e Andy Updegrove.

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Nov
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Posted on 04-11-2007
Filed Under (OpenOffice.org) by italovignoli on 04-11-2007

Negli ultimi giorni, ho letto alcuni articoli in cui The Open Document Foundation, Inc., un’organizzazione non profit di diritto statunitense nata per iniziativa di alcuni individui per promuovere delle modifiche allo standard ISO/IEC 26300 Open Document Format, viene confusa con la ODF Alliance, l’organizzazione che raccoglie tutti gli enti e le aziende (la lista completa è sul sito) che promuovono e sostengono l’adozione dello standard, e che collabora con l’OASIS all’evoluzione dello standard stesso. Il fatto che The Open Document Foundation, Inc. abbia abbandonato l’ODF a favore di un altro formato sviluppato dal W3C non ha nessun tipo di impatto né sullo stato dell’ODF né sulla sua evoluzione: il formato standard ISO/IEC 26300 gode di eccellente salute ed è riconosciuto e adottato da un numero sempre maggiore di Paesi in tutti i continenti. Tutte le informazioni relative all’ODF si trovano sul sito dell’ODF Alliance, mentre i più curiosi possono trovare qualche informazione in più su The Open Document Foundation, Inc. e alcuni dei suoi membri principali in questo post di Rob Weir.

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Oct
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Posted on 06-10-2007
Filed Under (News) by italovignoli on 06-10-2007

20.000 utenti OpenOffice.org in Vietnam

Il partito comunista vietnamita ha sostituito Microsoft Office con OpenOffice.org, con l’obiettivo di ottenere un significativo risparmio sui costi.

OpenOffice.org per 180.000 computer in Macedonia

L’iniziativa One Computer for Every Child porterà Ubuntu, Firefox, Thunderbird e OpenOffice.org su 160.000 terminali virtuali e 20.000 PC, utilizzati nelle scuole in Macedonia.

Il successo di OpenOffice.org nei supermercati WalMart

Nei supermercati WalMart, il più grande retailer del mondo, OpenOffice.org è stato tra i principali motivi del successo di vendita dei PC a basso costo Everex, che hanno ricevuto le lodi della stampa e i favori degli acquirenti, al punto che il management della catena ha chiesto espressamente che le prossime versioni di questi PC includano sempre la suite per ufficio open source.

Una nuova organizzazione ODF in Olanda

La nuova OpenDoc Society nasce con il supporto da parte di ben 25 organizzazioni, proprio nel momento in cui l’Olanda adotta il formato ODF.

Continua a crescere la ODF Alliance

La ODF Alliance continua a crescere, e ha raggiunto il numero di 450 membri provenienti da 53 Paesi.

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Trieste, 17 luglio 2007 - Gli esperti dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), dopo aver esaminato le circa 6.000 pagine di specifiche del formato Microsoft Office Open XML - adottato da Office 2007 - ritengono che il formato stesso debba essere sottoposto a una sostanziale revisione prima di poter essere approvato come standard.

I problemi principali, che sono stati evidenziati in un documento inviato a Uninfo, l’ente che rappresenta l’Italia all’interno dell’ISO, e che è stato chiamato a fornire un parere sulla validità del formato e sull’opportunità di adottare una procedura “fast track” per la sua approvazione, sono i seguenti:

  • La possibilità di includere parti di documenti in formato proprietario - RTF e MHTML, o i formati chiusi delle precedenti versioni di Microsoft Office - fa si che la sola Microsoft sarà in grado di utilizzare lo standard mentre tutti gli altri saranno limitati a usare un sottoinsieme dello stesso.
  • L’assenza di opzioni di interoperabilità con gli standard ISO esistenti e già in uso, come il formato ODF - standard ISO/IEC 23600 - nei confronti del quale non ci sono rimandi, nonostante l’ambito applicativo sia lo stesso (i documenti da ufficio) e il processo di standardizzazione sia terminato da più di un anno, ma siano addirittura presenti più soluzioni incompatibili.
  • La possibilità di includere parti binarie non specificate, che apre le porte a una estensione del formato e consente a chiunque di aggiungere delle caratteristiche estranee al formato stesso, trasformandolo da formato aperto a formato chiuso e proprietario (una caratteristica che va contro il concetto di standard aperto).
  • La presenza di una sola implementazione completa sul mercato, che è costituita da un software proprietario - Microsoft Office 2007 - che difficilmente potrà essere preso a riferimento da chi intende adottare il formato.
  • La mancanza di chiarezza sulla proprietà intellettuale del formato, in quanto la licenza attribuisce la proprietà a Microsoft e tutela le terze parti che adottano il formato stesso con una generica “promessa a non perseguire” (anche questo va contro il concetto di standard aperto).
  • Il mancato rispetto di alcune direttive del comitato JTC1, che ha il compito di esaminare e approvare il formato, come quella che richiede la disponibilità di un periodo di tempo sufficiente per un’analisi approfondita delle specifiche e la verifica della loro stabilità (soprattutto se il volume delle specifiche è di circa 6.000 pagine di testo).
  • La presenza di numerose contraddizioni all’interno del testo e delle definizioni, che in alcuni casi prendono a riferimento standard obsoleti, come - ad esempio - nel caso dei codici linguistici (che usano un sottoinsieme dello standard ISO 639 che esclude - di fatto - il supporto di molte lingue).

Per tutti questi motivi, l’Associazione PLIO è contraria al processo di “fast track”, suggerisce un iter di discussione analogo a quello adottato per lo standard Open Document Format (che ha seguito la procedura normale e ha tratto vantaggio dal contributo di pi� aziende e organizzazioni), e auspica una revisione del formato Office Open XML a partire dallo standard ISO/IEC 26300:2006 per realizzare un formato dei documenti da ufficio veramente interoperabile, a vantaggio non di una sola organizzazione ma di tutti gli utenti.

Per chi desiderasse approfondire il tema, sul sito del PLIO http://www.plio.it sono disponibili tre documenti in inglese - in formato PDF - che forniscono ulteriori elementi di giudizio:

  • Una sintesi dei commenti tecnici dell’Associazione PLIO;
  • “Technical Distinctions”: un confronto tecnico tra ODF e OOXML, scritto da Edward Macnaghten per conto dello UK Action Group della ODF Alliance;
  • “Achieving Openness”: un confronto più generale tra ODF e OOXML, scritto da Sam Hiser per conto della ODF Alliance.

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