Lo rivela la stessa Microsoft in questo post del blog Port 25, che viene scritto dagli sviluppatori che operano all’interno dell’omonimo laboratorio per lo sviluppo di software open source. C’è anche un documento PDF che illustra la procedura in ogni dettaglio, e che è stato rilasciato con una delle due licenze open source che OSI ha da poco approvato a Microsoft.
Anche se la procedura viene “spacciata” come soluzione per l’analisi dei crash, è un’implicita ammissione della scarsa solidità del sistema operativo Microsoft (non ce n’era bisogno, ma fa sempre piacere vedere che il problema è condiviso anche da chi lo ha generato).