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La battaglia più importante e di maggior successo contro un monopolio “de facto” - quello della chiesa cattolica alla fine dell’epoca medievale - nel corso della storia dell’uomo è stata la riforma protestante. Senza entrare nello specifico dei fatti che si sono susseguiti nel corso di quegli anni, per evitare di sconfinare in un territorio estraneo all’argomento del blog, si può affermare che la “killer application” che ha trasformato una serissima ma sterile polemica teologica in guerra di popolo non è stato il manifesto con le 95 tesi - che ha guadagnato a Martin Lutero la scomunica e una minaccia di morte, e probabilmente l’immagine di rompicoglioni creata dal clero con le sue prediche - ma la traduzione della Bibbia in tedesco. Il monopolio della chiesa è stato spezzato dal passaparola tra i contadini, e non dalle discussioni all’interno delle segrete stanze del potere.
Tutto questo per dire che tutte le guerre di religione dell’information technology, e in modo particolare la battaglia degli integralisti del software libero contro coloro che affrontano in modo più pragmatico il problema, con l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre più elevato di “laici” attraverso una comunicazione che utilizza una terminologia poco rispettosa dei dogmi ma più efficace, perché più vicina alle consuetudini della maggioranza, hanno lo stesso impatto di quelle 95 tesi, ovvero una bella dose di solletico per il monopolista - Microsoft - e una ricaduta negativa per gli integralisti, oltre alla possibilità - da parte del monopolista - di insistere su stereotipi ormai consunti come l’assenza dei protocolli di sviluppo e la mancanza di supporto (Mario Derba, AD di Microsoft Italia, farebbe bene ad andare a vedere su Secunia in quanto tempo vengono chiuse le issue di OpenOffice.org e quelle di MS Office, prima di fare affermazioni a vanvera sul Sole 24 Ore).
Sono abbastanza stufo di leggere le masturbazioni cerebrali di Richard Stallman, e dei suoi più fedeli sostenitori, che non fanno altro che confermare che la creazione dell’acronimo ricorsivo GNU (Gnu is Not Unix) è frutto del malfunzionamento di un bel numero di sinapsi piuttosto che del genio di un individuo. Tra l’altro, questo incaponirsi intorno a un termine toglie parte del valore all’intuizione originaria del software libero, in quanto sposta l’attenzione dall’essenza del concetto a una mera definizione - per di più incomprensibile - dello stesso. Secondo il sentire comune, software open source è ormai diventato un sinonimo di software libero, e Linux è tutto il sistema operativo e non il solo kernel (alla faccia dell’antilope). Il motivo? Banale: nel primo caso, gli investimenti nel marketing di aziende come IBM, nel secondo la semplicità dei termini, che li rendono facilmente comprensibili anche a chi non si è mai chiesto - e perché mai avrebbe dovuto, se non ne aveva e non ne sentiva l’esigenza? - il motivo di certe distinzioni.
L’utente tipo, ovvero colui che utilizza il software perché ha bisogno di un PC che svolge certe funzioni (scrivere un testo o una lettera, fare operazioni con i numeri, organizzare la rubrica, fare una presentazione, e così via) non è tenuto a conoscere le quattro libertà teorizzate da Richard Stallman, perché il software non rientra tra i suoi interessi e le sue attività, e soprattutto ne può sfruttare solo due - l’uso (libertà 0) e la copia (libertà 2) - mentre è meglio che stia alla larga dalle altre - lo studio e la modifica (libertà 1), il miglioramento del programma e la sua distribuzione (libertà 3) [*]. Questo utente ha delle enormi difficoltà a comprendere le motivazioni “teoriche” del software libero, fino a quando non entra a far parte della comunità - e lo può fare solo per curiosità, oppure per desiderio di conoscenza - e non si rende conto di quanto la condivisione del sapere sia importante per la crescita delle funzionalità e della qualità dei sistemi operativi e delle applicazioni.
Io, che sono un curioso e un testardo, ho fatto tutto questo percorso, scontrandomi sia con i “puri” - che poi hanno riconosciuto il valore del mio contributo al mondo del software libero - che con gli “integralisti” - che continuano a non riconoscere il valore del mio contributo, e che probabilmente vorrebbero eliminarmi - anche se non fisicamente - dalla comunità (perché uso in modo indifferente software libero e software open source, come se fossero sinonimi, e perché non uso - né mai userò - l’acronimo ricorsivo GNU), ma a cui oggi rispondo e controbatto perché la loro ostinazione rischia di compromettere la crescita del software libero proprio adesso che il concetto - con i suoi valori - sta arrivando sul mercato.
[*] Stendo un pietoso velo sulla sequenza della numerazione, perché sarebbe come uccidere un uomo morto.
Tags: foss, gnu, gnu/linux, Linux, marketing, Open Source, openoffice, software, software libero, stallman, writerGrazie!
Hai espresso, in un modo che nemmeno mi sarei mai immaginato,un concetto che, come sai (vista la nostra comune appartenenza al club del killfile di MP :o)), condivido appieno.
Le quattro libertà (forse la 1 e la 3 andavano messe come 2 e 3) sono, in fondo, la versione ridotta (e riduttiva) dei dieci punti della definizione di Open Source, così come si possono leggere sul sito di OSI.
Io sostengo che gli integralisti, i duri e puri di Gnu, lungi dal favorire il software libero, lo danneggiano … ma, purtroppo, come disse Einstein, “Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”.