Sono certo che tra i lettori di questo blog ce ne sono moltissimi che conoscono perfettamente le differenze tra GPL2 e GPL3, ma sono altrettanto certo che ce ne sono ancora di più che - come il sottoscritto - non sono riusciti a comprendere fino in fondo le differenze tra le due licenze. In parte, questo è dovuto al fatto che la discussione tra i fautori dell’una e dell’altra si è trasformata in una diatriba filosofica che poco ha a che vedere - per un utente normale come me e come la stragrande maggioranza degli utenti - con il software e i suoi aspetti legali, e quindi non ha affatto contribuito a chiarire le idee a chi voleva capire non tanto quale delle due licenze usare (perché nel corso della sua vita non rilascerà nemmeno una riga di codice) ma le motivazioni di un aggiornamento.
Fortunatamente, anche un esperto del mondo Linux come Steven J. Vaughan-Nichols, giornalista di eWeek responsabile della sezione Linux-Watch, ha gli stessi problemi del sottoscritto (Patents? Copyrights? Trademarks? Ten years ago, I knew next to nothing about intellectual property law. Today, well I still don’t know that much, but at least I know who to ask to get the right information, anyway), per cui - oltre a indicare la pagina di Groklaw e le FAQ della Free Software Foundation sulla licenza GPL - ha pubblicato il white paper GPLv2 vs. GPLv3: The two seminal open source licenses, their roots, consequences and repercussions (il documento in inglese di 18 pagine è in formato PDF) edito da VisionMobile Ltd., società di ricerca sulle tecnologie con sede nel Regno Unito.