Sono stato abbastanza deluso della tavola rotonda. Mi aspettavo un po’ di discussione sul futuro del nostro progetto, sui possibili scenari che potrebbero concretizzarsi dopo l’ingresso di IBM e RedFlag. Invece si è trasformata nella solita presentazione auto celebrativa su quanto siamo bravi ed i ringraziamenti di rito ai due nuovi ingressi.
Ci sono cose che mi hanno fatto pensare. Louis Suarez-Potts è il community manager di OpenOffice.org e da poche settimane dipendente Sun. Ha fatto da moderatore alla tavola rotonda dove erano seduti quelli che, secondo la sua introduzione, rappresentano la community. Ma chi c’era a questo tavolo? Da sinistra, Zaheda Bhorat di Google, John McCreesh volontario, IBM, StarDivision, Simon Phipps di Sun, Michael Meeks di Novell, RedFlag.
Onestamente, a parte John, faccio fatica a vedere una community a meno che non si voglia chiamare community la collaborazione tra grandi aziende. E questo è, secondo me, il peccato originale. Il progetto in questo momento, ed a maggior ragione dopo l’ingresso di IBM, non è un progetto Open Source gestito da una community ma un progetto Open Source di collaborazione tra grandi aziende al quale partecipa anche una community.
Tanto per fare qualche paragone, vorrei dare alcuni numeri. In parallelo alla OooConf e sempre a Barcellona, si è tenuta la Drupal Conference. Drupal è un CMS Open Source rilasciato con licenza GPL dove esiste una community di sviluppo. Ebbene, a quest’ultima conferenza hanno partecipato 400 persone da tutto il mondo, ognuno dei quali ha pagato 50 euro, erano in rappresentanza di se stessi o di piccole imprese ed erano presenti più di 40 sponsor. Alla OooConf invece hanno partecipato circa 300 persone, la partecipazione era gratuita, pochi singoli o persone di piccole imprese, molti delle grosse aziende (Sun e Novell in testa) e gli sponsor erano meno di 15.
Drupal e OOo non sono paragonabili in termini di codice e di utilizzatori. Ci sono diversi ordini di grandezza di differenza. Eppure Drupal ha più partecipazione.
Onestamente mi aspetto qualcosa di più dal più grosso progetto Open Source al mondo.
Louis ha detto che i prossimi 12 mesi sono i più importanti dell’intera storia del progetto. Sono assolutamente d’accordo e spero saranno spesi per rendere veramente aperto questo progetto perchè senza comunità non c’è futuro.
Tags: gnu, Open Source, openofficeJohn McCreesh è un volontario vero, ha il ruolo di project lead del marketing di OpenOffice.org ed è soprattutto pieno di risorse. Da vero uomo di marketing non ci ha fatto un pippone con le sue ricette su come attrarre nuovi sviluppatori, ma piuttosto ci ha fatto riflettere organizzando una spece di gioco di gruppo.
Prima di tutto ci ha fatto dividere in gruppi di 4/5 persone senza alcuna relazione di amicizia o lavorativa fra di noi. Quindi ha fornito un pacco di post-it a ciascuno dei gruppi chiedendoci di indicare su ciascun biglietto quali sono i fattori che spingono gli sviluppatori volontari (contributors) ad entrare nel progetto, a rimanere all’interno oppure ad uscire. Man mano che la discussione proseguiva e venivano scritti sui post-it le varie considerazioni, john passava e ritirava i biglietti aggregando insieme i commenti simili.
Beh, la discussione è stata molto animata ed alla fine il tavolo era molto popolato. I risultati verranno elaborati da John che nei prossimi giorni posterà i risultati della sua analisi.
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Il Documentation Project è uno tra i progetti sicuramente più “caldi” all’interno di OpenOffice.org. Nei miei ricordi ha ricevuto sempre moltissima attenzione all’interno di tutte le conferenze fin qui svolte ed è sempre stato oggetto di animate discussioni.
Direi che le ragioni di tutto questo sono scontate: la documentazione rappresenta uno dei fattori più importanti per ridurre le barriere nell’adozione di OOo da parte degli utenti finali ma soprattutto da parte degli sviluppatori. Ma non basta. Occorre che la documentazione sia “localizzata” e cioè tradotta nel linguaggio nativo.
Non è un problema solo italiano, di cui peraltro siamo maestri ma comunque in buona compagnia, aver necessità di trovare la documentazione in modo strutturato ma soprattutto nella nostra lingua. E’ un problema molto sentito e la relazione presentata da Frank Peters e Clayton Cornell ha puntato proprio su questi due punti, presentando alcuni spunti su come incrementare la partecipazione al progetto, consolidare e mantenere la documentazione e soprattutto stimolare le traduzioni tra lingue diverse, non solo da e verso l’inglese.
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