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Trieste, 17 luglio 2007 - Gli esperti dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), dopo aver esaminato le circa 6.000 pagine di specifiche del formato Microsoft Office Open XML - adottato da Office 2007 - ritengono che il formato stesso debba essere sottoposto a una sostanziale revisione prima di poter essere approvato come standard.

I problemi principali, che sono stati evidenziati in un documento inviato a Uninfo, l’ente che rappresenta l’Italia all’interno dell’ISO, e che è stato chiamato a fornire un parere sulla validità del formato e sull’opportunità di adottare una procedura “fast track” per la sua approvazione, sono i seguenti:

  • La possibilità di includere parti di documenti in formato proprietario - RTF e MHTML, o i formati chiusi delle precedenti versioni di Microsoft Office - fa si che la sola Microsoft sarà in grado di utilizzare lo standard mentre tutti gli altri saranno limitati a usare un sottoinsieme dello stesso.
  • L’assenza di opzioni di interoperabilità con gli standard ISO esistenti e già in uso, come il formato ODF - standard ISO/IEC 23600 - nei confronti del quale non ci sono rimandi, nonostante l’ambito applicativo sia lo stesso (i documenti da ufficio) e il processo di standardizzazione sia terminato da più di un anno, ma siano addirittura presenti più soluzioni incompatibili.
  • La possibilità di includere parti binarie non specificate, che apre le porte a una estensione del formato e consente a chiunque di aggiungere delle caratteristiche estranee al formato stesso, trasformandolo da formato aperto a formato chiuso e proprietario (una caratteristica che va contro il concetto di standard aperto).
  • La presenza di una sola implementazione completa sul mercato, che è costituita da un software proprietario - Microsoft Office 2007 - che difficilmente potrà essere preso a riferimento da chi intende adottare il formato.
  • La mancanza di chiarezza sulla proprietà intellettuale del formato, in quanto la licenza attribuisce la proprietà a Microsoft e tutela le terze parti che adottano il formato stesso con una generica “promessa a non perseguire” (anche questo va contro il concetto di standard aperto).
  • Il mancato rispetto di alcune direttive del comitato JTC1, che ha il compito di esaminare e approvare il formato, come quella che richiede la disponibilità di un periodo di tempo sufficiente per un’analisi approfondita delle specifiche e la verifica della loro stabilità (soprattutto se il volume delle specifiche è di circa 6.000 pagine di testo).
  • La presenza di numerose contraddizioni all’interno del testo e delle definizioni, che in alcuni casi prendono a riferimento standard obsoleti, come - ad esempio - nel caso dei codici linguistici (che usano un sottoinsieme dello standard ISO 639 che esclude - di fatto - il supporto di molte lingue).

Per tutti questi motivi, l’Associazione PLIO è contraria al processo di “fast track”, suggerisce un iter di discussione analogo a quello adottato per lo standard Open Document Format (che ha seguito la procedura normale e ha tratto vantaggio dal contributo di pi� aziende e organizzazioni), e auspica una revisione del formato Office Open XML a partire dallo standard ISO/IEC 26300:2006 per realizzare un formato dei documenti da ufficio veramente interoperabile, a vantaggio non di una sola organizzazione ma di tutti gli utenti.

Per chi desiderasse approfondire il tema, sul sito del PLIO http://www.plio.it sono disponibili tre documenti in inglese - in formato PDF - che forniscono ulteriori elementi di giudizio:

  • Una sintesi dei commenti tecnici dell’Associazione PLIO;
  • “Technical Distinctions”: un confronto tecnico tra ODF e OOXML, scritto da Edward Macnaghten per conto dello UK Action Group della ODF Alliance;
  • “Achieving Openness”: un confronto più generale tra ODF e OOXML, scritto da Sam Hiser per conto della ODF Alliance.

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