Jul
31
Posted on 31-07-2007
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DataPilots are OpenOffice.org Calc’s equivalent of what MS Excel and other spreadsheets call pivot tables. Under any name, they are a tool for extracting and summarizing the information contained in spreadsheet cells in a more convenient form. Using a DataPilot, you can immediately see relationships between different pieces of data that would be difficult — if not impossible — to find using formulas, and tedious to extract manually. In effect, a DataPilot gives you something of the power of using a database without actually switching out of a spreadsheet. Small wonder, then, that over half of spreadsheet users are said to use datapilots or pivot tables.

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Jul
25
Posted on 25-07-2007
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21
Posted on 21-07-2007
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Jul
20
Posted on 20-07-2007
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A series of encodings on printouts from color laser printers to discourage counterfeiting? At first, the idea sounds like the urban legend from a couple of decades ago that claimed you could hear Satanic messages when you play vinyl records backwards. Yet the evidence from the Electronic Frontier Foundation is that the encodings are embedded in color printers from all major manufacturers. Moreover, the issues raised by the practice have caused Free Software Foundation director Benjamin Mako Hill and other members of the Computing Culture group at the MIT Media Lab to begin the Seeing Yellow campaign to stop the practice.

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Trieste, 17 luglio 2007 - Gli esperti dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), dopo aver esaminato le circa 6.000 pagine di specifiche del formato Microsoft Office Open XML - adottato da Office 2007 - ritengono che il formato stesso debba essere sottoposto a una sostanziale revisione prima di poter essere approvato come standard.

I problemi principali, che sono stati evidenziati in un documento inviato a Uninfo, l’ente che rappresenta l’Italia all’interno dell’ISO, e che è stato chiamato a fornire un parere sulla validità del formato e sull’opportunità di adottare una procedura “fast track” per la sua approvazione, sono i seguenti:

  • La possibilità di includere parti di documenti in formato proprietario - RTF e MHTML, o i formati chiusi delle precedenti versioni di Microsoft Office - fa si che la sola Microsoft sarà in grado di utilizzare lo standard mentre tutti gli altri saranno limitati a usare un sottoinsieme dello stesso.
  • L’assenza di opzioni di interoperabilità con gli standard ISO esistenti e già in uso, come il formato ODF - standard ISO/IEC 23600 - nei confronti del quale non ci sono rimandi, nonostante l’ambito applicativo sia lo stesso (i documenti da ufficio) e il processo di standardizzazione sia terminato da più di un anno, ma siano addirittura presenti più soluzioni incompatibili.
  • La possibilità di includere parti binarie non specificate, che apre le porte a una estensione del formato e consente a chiunque di aggiungere delle caratteristiche estranee al formato stesso, trasformandolo da formato aperto a formato chiuso e proprietario (una caratteristica che va contro il concetto di standard aperto).
  • La presenza di una sola implementazione completa sul mercato, che è costituita da un software proprietario - Microsoft Office 2007 - che difficilmente potrà essere preso a riferimento da chi intende adottare il formato.
  • La mancanza di chiarezza sulla proprietà intellettuale del formato, in quanto la licenza attribuisce la proprietà a Microsoft e tutela le terze parti che adottano il formato stesso con una generica “promessa a non perseguire” (anche questo va contro il concetto di standard aperto).
  • Il mancato rispetto di alcune direttive del comitato JTC1, che ha il compito di esaminare e approvare il formato, come quella che richiede la disponibilità di un periodo di tempo sufficiente per un’analisi approfondita delle specifiche e la verifica della loro stabilità (soprattutto se il volume delle specifiche è di circa 6.000 pagine di testo).
  • La presenza di numerose contraddizioni all’interno del testo e delle definizioni, che in alcuni casi prendono a riferimento standard obsoleti, come - ad esempio - nel caso dei codici linguistici (che usano un sottoinsieme dello standard ISO 639 che esclude - di fatto - il supporto di molte lingue).

Per tutti questi motivi, l’Associazione PLIO è contraria al processo di “fast track”, suggerisce un iter di discussione analogo a quello adottato per lo standard Open Document Format (che ha seguito la procedura normale e ha tratto vantaggio dal contributo di pi� aziende e organizzazioni), e auspica una revisione del formato Office Open XML a partire dallo standard ISO/IEC 26300:2006 per realizzare un formato dei documenti da ufficio veramente interoperabile, a vantaggio non di una sola organizzazione ma di tutti gli utenti.

Per chi desiderasse approfondire il tema, sul sito del PLIO http://www.plio.it sono disponibili tre documenti in inglese - in formato PDF - che forniscono ulteriori elementi di giudizio:

  • Una sintesi dei commenti tecnici dell’Associazione PLIO;
  • “Technical Distinctions”: un confronto tecnico tra ODF e OOXML, scritto da Edward Macnaghten per conto dello UK Action Group della ODF Alliance;
  • “Achieving Openness”: un confronto più generale tra ODF e OOXML, scritto da Sam Hiser per conto della ODF Alliance.

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Jul
17
Posted on 17-07-2007
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Jul
04
Posted on 04-07-2007
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