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Posted on 28-05-2007
Filed Under (OpenOffice.org) by italovignoli on 28-05-2007

L’Associazione PLIO non ritiene opportuno prendere una posizione sulla recente dichiarazione – peraltro, una riedizione senza novità di quella già fatta nel 2004 da Steve Ballmer – in merito alla presunta violazione di 45 brevetti Microsoft da parte di OpenOffice.org – rilasciata alla rivista Fortune da un autorevole esponente dell’azienda – fino a quando la stessa Microsoft non sostanzierà questa affermazione con dei dati precisi, che permettano di sciogliere i dubbi – fino a quel momento legittimi – sulla sua reale efficacia.

Ricordiamo, però, che quello attuale è un momento di particolare successo nella storia del software open source:

  • Dell, il più grande cliente in assoluto di Microsoft, che negli ultimi tre anni ha rappresentato una percentuale rilevante del fatturato dell’azienda – il 10% nel 2004 (pari a 3,6 miliardi di dollari) e nel 2005 (pari a 4 miliardi di dollari), e l’11% nel 2006 (pari a 4,8 miliardi di dollari) [fonte: Microsoft, Annual Report 2006] – ha appena annunciato che inizierà a vendere desktop e notebook con Linux preinstallato.
  • Secondo una ricerca Forrester Consulting pubblicata nel mese di marzo 2007 – Open Source Software’s Expanding Role in the Enterprise i desktop Linux sono presenti nel 26% delle aziende, e continuano anche loro a crescere in modo regolare (la presenza non corrisponde, ovviamente, alla quota di mercato).
  • Firefox ha raggiunto in Europa e Oceania una percentuale di utenti prossima al 25% (e negli altri continenti superiore al 10%), e continua a crescere in modo regolare in tutti i Paesi [fonte: Xiti Monitor].
  • Secondo una ricerca appena realizzata dalla società FreeForm Dynamics per il sito inglese di notizie The Register , su un campione spontaneo di 4.800 lettori, OpenOffice.org viene utilizzato dal 20% degli intervistati, che a sua volta indica in una percentuale prossima al 10% l’uso della suite all’interno della propria azienda.

Le affermazioni dell’esponente Microsoft, probabilmente, vanno “ lette” anche alla luce di questi fatti.

E’ inoltre opportuno ricordare che in Europa i brevetti software non sono validi. L’Articolo 52 della European Patent Convention, firmata a Monaco nel 1973, così come il Decreto 1127/1939 e successive modifiche (articolo 12, comma 2: Non sono considerate come invenzioni ai sensi del precedente comma in particolare: [...] b) i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciali e i programmi per elaboratori), escludono i software dalla brevettabilità.

Inoltre, non è detto che i brevetti rilasciati dallo Unisted States Patent Office siano sempre validi, com’è dimostrato dai recenti casi AT&T versus Microsoft e KSR International Co. versus Teleflex Inc. Nel primo caso la Corte Suprema ha deciso che non c’è violazione del brevetto americano quando il software viene esportato all’estero. Nel secondo caso, invece, i brevetti sono stati invalidati perché “ovvi”. Lo USPO, infatti, concede brevetti senza fare un’indagine accurata sulla prior-art, in quanto questa è a carico delle terze parti che si oppongono.

OpenOffice.org, comunque, è inserito nell’Open Invention Network, un consorzio fondato da Sony, IBM, NEC, Red Hat, Novell e Philips per promuovere Linux e proteggere la proprietà intellettuale dei prodotti dagli attacchi di altre aziende sul tema della violazione dei brevetti. La posizione del consorzio è stata espressa con questo comunicato.

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Posted on 28-05-2007
Filed Under (News, OpenOffice.org) by italovignoli on 28-05-2007

Google Trends permette di confrontare l’andamento di due ricerche, confrontando il numero delle richieste sia a livello globale sia a livello di singolo Paese. Quello che vedete qui sopra è il grafico che confronta le ricerche di Microsoft Office (linea blu) e quelle di OpenOffice (linea rossa) a livello mondiale. Tutto secondo gli schemi prestabiliti, ovviamente.

E invece no. Guardate un po’ cosa succede se limitiamo il raggio delle ricerche all’Italia.

Mi sembra evidente: gli italiani cercano OpenOffice.org.

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